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Accordo di libero scambio UE-Vietnam

L'accordo con il Vietnam si colloca nella più ampia strategia di politica commerciale UE nei confronti del Sud Est Asiatico per la quale, stante l’attuale impossibilità di un’intesa regionale, singoli negoziati con i membri ASEAN sono stati avviati con l’obiettivo di costituire un “building block” per un futuro accordo regionale.

In questo quadro, dopo aver concluso con Singapore nel dicembre 2012, l'UE sta negoziando con Vietnam, Malesia e Tailandia. Il Vietnam è un mercato già relativamente integrato nel commercio internazionale, con diversi accordi di libero scambio già conclusi ed altri in via di negoziazione, tra cui il TPP – TransPacific Partnership.
 
In virtù del suo alto livello di integrazione, il Vietnam appare un partner strategico per la Ue anche sotto il profilo degli investimenti e dell’accesso al mercato regionale. Di fatto, acquisendo l’origine locale, un’impresa localizzata in Vietnam avrebbe accesso preferenziale ad un mercato di oltre 3 miliardi consumatori.

La UE è il secondo partner commerciale del Vietnam dopo la Cina ed il primo importatore dei suoi prodotti. Il divario in termini di percentuale sul totale dell’export delle due parti è netto: il Vietnam esporta nella UE circa il 25% del suo export mondiale ed accoglie meno dello 0,5% delle esportazioni mondiali europee.

La UE importa materie prime e semilavorati essenziali per l’industria di trasformazione, tuttavia lo sviluppo di settori fortemente competitivi con quelli europei solleva sensibilità specifiche di alcuni settori, quali il tessile-abbigliamento ed il calzaturiero. In particolare, le prospettate richieste da parte vietnamita di deroga al parametro della “doppia trasformazione” per il conferimento dell’origine del prodotto appare fortemente problematico per il nostro settore del tessile-abbigliamento in quanto consentirebbe al Vietnam di usufruire dell’abbattimento tariffario anche per semilavorati da paesi terzi, inclusa la Cina, finiti con
lavorazioni non sostanziali in Vietnam ed esportati in Europa con origine vietnamita a dazio
zero.

Per l’intero comparto manifatturiero, è cruciale un’intesa equilibrata sulle regole di origine. In generale, a livello daziario, i maggiori benefici sono attesi per il Vietnam, dato che il suo export bilaterale in valore è circa tre volte quello italiano. L’abbattimento tariffario dovrebbe essere particolarmente vantaggioso per il settore delle calzature vietnamita, che costituisce circa il 10% dell’export verso l’Italia ed è attualmente soggetto ad un dazio medio applicato del 14%.

Per il nostro export, benefici rilevanti sono attesi per il settore del pellame, che rappresenta la principale voce delle nostre esportazioni con un 9% del totale, soggetto a un dazio applicato del 9,2% e per l’arredamento, sottoposto ad un dazio di oltre il 20%. Il rapido sviluppo industriale del Vietnam e la necessità di innalzare il livello tecnologico dei suoi processi produttivi dovrebbe rivelarsi vantaggioso per l’export di macchinari italiani, cosi come la costante crescita del potere d’acquisto, al netto delle barriere tecniche esistenti, dovrebbe rivelarsi positiva in maniera pressoché generalizzata per tutti i beni di consumo italiani.

Accanto agli ostacoli non tariffari ed alla rimozione delle barriere esistenti per la commercializzazione dei prodotti Made in Italy, sarà essenziale raggiungere un’intesa soddisfacente sui capitoli relativi ad investimenti, servizi e proprietà intellettuale. In particolare per gli investimenti, un adeguato livello di accesso e di protezione potrebbe favorire l’insediamento di produzioni che, con l’acquisizione dell’origine locale, mirano ad uno sviluppo regionale.

Sullo sfondo, il tema del riconoscimento dello status MES – Market Economy Status, che la UE dovrà affrontare tra circa due anni e che andrà subordinato al rispetto dei requisiti tecnici fissati dalla UE, ma che risentirà, verosimilmente, del precedente adottato nei confronti della Cina nel 2016, con implicazioni in merito alle sovvenzioni statali, all’attività delle SOE (State Owned Entreprises) ed ai sistemi di calcolo dei prezzi interni inerenti alle inchieste antidumping nei confronti di produttori vietnamiti.

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