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Analisi economica: perché ora gli investitori fuggono dall'Italia

disinvestimenti da Italia

Per tutto il 2015 l'Italia ha goduto di uno status particolare, beneficiando di ampia liquidità che proveniva dai mercati internazionali che vedevano nel Belpaese e soprattutto nel processo di riforme avviato da Renzi, un segnale di svolta su cui valeva la pena scommettere. Quando intorno a metà gennaio è uscito il decreto che obbligava le banche popolari a trasformarsi in spa e spingeva verso aggregazioni che avrebbero tagliato poltrone e costi creando maggiori efficienze, l'entusiasmo tra i gestori esteri è aumentato a dismisura.

Ma poi, nonostante la liquidità e l'ottima performance di Piazza Affari, le speranze si sono affievolite.

A fine anno solo Ubi e Veneto Banca si sono trasformate in spa e di aggregazioni bancarie neanche l'ombra. Anzi, a fine novembre un decreto del governo su indicazione di Bankitalia anticipava la procedura di bail in per quattro banche minori, ma con la conseguenza che sono stati coinvolti non solo gli azionisti ma anche i risparmiatori che hanno visto volatilizzarsi tutto ciò che avevano investito nei bond subordinati. Il 16 dicembre, poi, con un comunicato uscito alla chetichella, Banca Mps ammetteva che erano stati fatti errori nella contabilizzazione di alcune operazioni in derivati degli anni passati e che, sotto la pressione della magistratura, avrebbero proceduto a correggere gli errori.

​Poi, nel corso del 2015, abbiamo assistito al balletto sulla bad bank. Un anno fa c'era il progetto di farla con soldi pubblici e garanzia pubblica attraverso la Cdp ma poi si è cincischiato andando a chiedere pareri preliminari alla Commissione Ue. La quale ha sempre avvertito che l'Italia sarebbe ricaduta nell'infrazione per aiuti di stato.

Insomma la sequenza di errori e omissioni da parte delle istituzioni italiane è stata notevole e ora se ne avvertono le conseguenze: la liquidità, infatti, come era improvvisamente arrivata, se ne sta altrettanto velocemente andando via.

Il crollo del prezzo del petrolio ha costretto anche i fondi sovrani a recuperare liquidità per far fronte alle proprie spese, i grandi fondi americani sono un po' delusi dalla crescita europea e vedono che la Fed sta alzando i tassi e preferiscono mettersi alla finestra.

Dal Portogallo è poi arrivata la doccia fredda del cambio delle regole in corsa sul salvataggio del Banco Espirito Santo, bruciando i denari di chi aveva investito nei senior bond e quasi contemporaneamente l'Italia ha cominciato a essere vista come l'anello debole della catena a causa del panico che ha cominciato a sepeggiare tra i risparmiatori rispetto alla sicurezza delle proprie banche. La Consob dal canto suo non si è mai sognata di obbligare le banche a mandare qualsiasi informativa alla propria clientela avvertendola di cosa sarebbe potuto succedere con la procedura del bail in.  E ha permesso che il Monte dei Paschi facesse due aumenti capitale su prospetti e bilanci quantomeno dubbi, su cui ora potrebbero riversarsi delle cause miliardarie. Bankitalia dal canto suo ha tergiversato sul salvataggio delle quattro banche minori, nonostante le numerose ispezioni e lettere di indirizzo non rispettate. E non è riuscita, insieme a governo e Cdp, a trovare una soluzione tempestiva sul problema delle sofferenze attraverso la creazione di una bad bank. Il governo Renzi, infine, ha proprio recentemente avviato una forte contrapposizione con la Ue sul tema della politica economica, ma le tensioni non hanno fatto altro che incrinare la fiducia dei mercati nei confronti dell'Italia.

Insomma, con un 2015 del genere, è inutile gridare alla speculazione: le vendita sui titoli bancari di questi giorni sono il risultato di opportunità perse nel corso dell'anno passato.