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Dove andare a investire

L’Intelligence Unit del Financial Times ogni anno a dicembre scrive la classifica delle città che sapranno essere più attrattive per gli investitori esteri grazie alla facilità di fare business, alle politiche di incentivi, alla professionalità della manodopera e, perché no, anche alla qualità della vita.

L’analisi si snoda lungo molte sottoclassifiche: dalla top 25 per piccole città (sotto i due milioni di abitanti, hinterland incluso) a quella delle città emergenti (con un Pil annuo procapite di meno di 35mila dollari); dalle metropoli meglio connesse alle città dove il capitale umano è più qualificato, fino ai centri con le migliori politiche per l’attrazione dei capitali esteri.

È Singapore la città globale del 2015. Perché è la destinazione numero uno per i capitali esteri, ha un livello parecchio basso di corruzione, una tassa sulle imprese al 17% e un numero elevato di iscritti all’università.

Ebbene: tra le 130 città considerate, delle italiane non c’è traccia. Non che a Milano o a Bologna la qualità della vita sia inferiore che a Bucarest o a Dusseldorf. Ma a pesare come un macigno sul futuro dei nostri centri urbani è la mancanza di vitalità, di stimoli per il futuro. La pagella del Financial Times bolla le nostre città come asfittiche. C’è più futuro per esempio a Dublino, quarta nella classifica generale dei poli più capaci di attirare nuovi investimenti. E persino un’ex-città di frontiera come Belfast si è classificata quarta al mondo fra le più attrattive di taglia ridotta.

Nella top 25 a livello generale compaiono anche la rumena Bucarest (nona) e la polacca Varsavia (23esima). La Polonia si conferma un mercato effervescente anche con l’ottimo piazzamento di una città secondaria come Wroclaw, 650mila abitanti nel Sudovest del Paese, sesta nella top ten delle città globali emergenti, vicino a megalopoli del calibro di Seul o Kuala Lumpur. Sempre in Europa, spicca la sesta posizione di Barcellona nella classifica mondiale di chi ha saputo mettere in pratica le migliori politiche per l’attrazione dei capitali esteri, a riprova che la Spagna ha saputo dare risposte pubbliche vincenti alla crisi economica che l’ha colpita duramente.

Tra le megalopoli cinesi sono molte quelle cosiddette di seconda e terza fascia ad essersi aggiudicate un piazzamento interessante. Ben quattro, per esempio, hanno trovato posto fra le prime 11 città globali emergenti: Wuhan, nella provincia centrale dell’Hubei, Chengdu, Chongqing e Suzhou. Tra le città più piccole, infine, spiccano Bratislava (in Slovacchia), quinta nella classifica generale delle più attraenti per chi fa affari, ma anche il porto e centro logistico marocchino di Tangeri (decima), il centro thailandese di Rayong così come due città meno note degli Emirati arabi uniti, Ras Al Khaimah e Sharjah. Mentre fra le capitali emergenti del futuro si guadagnano i riflettori anche le latine Santiago e Panama City.

La top 10 delle città più globali del 2015

1     Singapore

2     Londra

3     Hong Kong

4     Dublino

5     Dubai

6     New York

7     Tokio

8     Shanghai

9     Bucarest

10    Pechino

 

Le città emergenti del 2015

1     Seul


2     Kuala
Lumpur

3     Santiago

4     Panama

5     Wuhan (Cina)

6     Wroclaw (Polonia)

7     Chengdu (Cina)

8     Bangalore

9     San Pietroburgo

10     Chongqing (Cina)

La top 10 fra le città più piccole

1     Zurigo

2     Ginevra

3     Edimburgo

4     Belfast

5     Bratislava

6     Manama

7     Rayong (Thailandia)

8     Ras Al Khaimah (Eau)

9     Sharjah (Eau)

10     Tangeri (Marocco)