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Finanziarsi con l’equity crowdfunding, ecco come

Qual è lo stato dell’equity crowdfunding in Italia, come migliorarlo e usarlo per raccogliere fondi per la propria startup? Possiamo dire che il 2015 è stato un anno di di transizione.

Come si sa l’Italia è stato il primo Paese a dare delle norme al fenomeno. Un primato purtroppo segnato dalla solita burocrazia nostrana che ha impedito una crescita delle piattaforme di equity come altrove in Europa (soprattutto Regno Unito e Francia).
 
Quello che pesa è una normativa che allontana i piccoli investitori (quelli che finanziano anche con 500 e mille euro). Oggi anche loro sono obbligati dalla legge a sottoscrivere un modello Mifid, un modello bancario per valutare la propensione al rischio. Dieci pagine complesse che non aiutano “la folla” che vuole investire anche senza essere parte del mondo finanziario. Questo insieme ad altri tecnicismi allunga i tempi per la chiusura di un investimento: oggi ci vogliono in media 72 ore.

E poi c’è l’aspetto culturale: anche i giornalisti del settore sbagliano a scrivere crowdfunding nel modo corretto. Bisogna fare cultura per invitar gli startupper a usare questo strumento (e sono ancora pochi quelli che lo fanno).

Inoltre le nostre startup prima vanno sul mercato e poi si rivolgono all’equity. In questo modo si arriva all'equity senza uno storico e i modelli di business che vengono presentati sono quasi esclusivamente delle previsioni che non si fondano su dati oggettivi. Ciò allontana spesso gli investitori che non hanno numeri a cui rifarsi per decidere se investire o meno.

Ideale sarebbe giungere all’equity dopo un percorso di incubazione. Ci sono incubatori e acceleratori in Italia con consulenti di qualità, come altri più improvvisati. Iniziare un percorso di formazione aiuta per presentarsi prima sul mercato e poter accedere agli strumenti del crowd con maggiori possibilità di successo.

Il suggerimento più importante da dare a una startup è quello di avere ben chiara cosa è l’idea e quale è l’innovazione. Questa consapevolezza viene fuori solo da un confronto con il mercato (far provare il prodotto/servizio a parenti, conoscenti, amici, raccogliere i loro feedback e migliorarlo). Poi pensare di brevettare l’idea: una volta sul mercato colossi potrebbero copiarla e svilupparla con una disponibilità di mezzi economici infinitamente maggiore.  

Una volta che si governa l’idea, bisogna occuparsi dell’aspetto organizzativo. Che significa non solo costruire un buon team, ma anche trovare clienti, fornitori, partner tecnici. Fare network per condividere la mia idea con chi può essere interessato.  Poi si arriva alla fase di finanziamento a cui ci si avvicina dopo aver svolto i compiti precedenti.

 Contattaci e scopri come possiamo aiutarti per finanziare la tua idea con l’equity crowdfunding