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Il 2016 sarà l’anno del coworking

Nel lontano 2005 un programmatore informatico californiano, tale Brad Neuberg, creò il “San Francisco Coworking Space”, sostanzialmente un locale arredato con mobili economici per condividere con altri professionisti locali connessioni e servizi. La soluzione perfetta per professionisti freelance che non potevano permettersi un posto di lavoro proprio, e in alcuni casi una vera opportunità di business.

Da allora si è assistito al boom. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia: 40 realtà di coworking solo a Milano, oltre 200 in tutta Italia se si considerano anche esperimenti più soft e meno strutturati. 
 
Il perché di tanto successo va ricercato anche nel fatto che lo spazio di coworking è anche un luogo di incontro, un posto per creare sinergie e fare networking. Si tratta di uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro pur mantenendo un'attività indipendente, portando ad un vero e proprio raduno sociale di un gruppo di persone che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento.

Il fenomeno è talmente esteso che si parla ormai anche di coworking aziendali. In pratica invece di ospitare un singolo professionista, si dà spazio ad intere aziende, con decine e talvolta centinaia di posti di lavoro, sale riunioni e spazi per eventi, ed accesso free a server cloud. 

Oggi nel nostro paese sono presenti due tipologie di coworking:

VERTICALE: che riunisce i professionisti che operano nello stesso campo;

ORIZZONTALE: che ospitano invece professionisti che operano in diversi settori. Questa è sicuramente la formula più apprezzata per costruire una strategia più completa e incisiva per la risoluzione di un problema o la realizzazione di un progetto.


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