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Il punto della situazione sul Digital manufacturing

Nei prossimi cinque anni le aziende dei settori automotive e industrial equipment potrebbero spendere fino a 220 miliardi di euro in ricerca e sviluppo per la creazione di una “connected industrial workforce”. Ed entro il 2020 si passerà a una nuova fase del modello industriale, basato sull’integrazione uomo macchina.

Ne è convinto l’85% degli intervistati censiti rapporto “Machine dreams: Making the Most of the Connected Industrial Workforce” realizzato da Accenture su un campione di oltre 500 manager (fra Asia, Europa e Stati Uniti) coinvolti nella definizione di una strategia aziendale volta alla creazione una forza lavoro che si avvantaggia delle nuove tecnologie, a cominciare dalla robotica e dall’intelligenza artificiale, per lavorare in maniera più efficiente con le attrezzature industriali.
 
​Una sorta di plebiscito nell’ottica di Industry 4.0, dunque, di una trasformazione digitale che sta interessando radicalmente anche il mondo della produzione. Ma c’è un rovescio della medaglia, ed è costituito dalla percentuale assai limitata, il 22% dei rispondenti, che ha già messo a punto le strategie e le risorse necessarie per sfruttare questo importante cambiamento.

Tra i fattori che frenano l’evoluzione vengono menzionati la vulnerabilità dei dati (considerata un rischio medio o alto per il 76% del campione), la complessità dei sistemi e la loro conseguente vulnerabilità (voce citata nel 72% dei casi) e la la mancanza di competenze specializzate da parte dei lavoratori (un limite per il 70% degli intervistati). Per contro c’è un 80% di aziende che ha in previsione di investire in questa direzione ma la realtà è, come confermano i dati di cui sopra, un’altra.

Il salto in avanti, stando a quanto prevede Accenture, non è lontano ed è sostanziabile nella stima degli investimenti previsti in ricerca & sviluppo nei settori automotive e industrial equipment: 220 miliardi di euro entro il 2020 (180 dei quali verranno spesi dall’industria delle quattro ruote), con l’obiettivo di arrivare a una piena integrazione tra tecnologia, machine e fattore umano. Diverse organizzazioni intervistate, si legge ancora nello studio, puntano in maniera decisa sugli investimenti mirati all’efficacia della forza lavoro, destinando ad esempio già oltre la metà delle spese in quest’ambito a veicoli a guida automatica, ossia robot mobili che trasportano materiali in uno stabilimento o in un magazzino.

Un impegno che proseguirà anche in futuro. Nei prossimi cinque anni, queste stesse organizzazioni prevedono di investire in robot collaborativi (denominati “cobot”) e dispositivi per la realtà aumentata, tra cui occhiali e caschi intelligenti. Il processo di cambiamento è quindi in atto e porterà secondo Accenture alla creazione e all’affermazione, quale protagonista del prossimo futuro, la cosiddetta “connected industrial workforce”, una forza lavoro connessa che può avvantaggiarsi delle tecnologie digitali per lavorare in maniera più efficiente con le attrezzature industriali.
 


Competitività a rischio per i ritardatari

Le differenze tra i diversi Paesi oggetto di indagine in termini d’investimenti in R&D destinati alle tecnologie per la forza lavoro connessa sono evidenti: le aziende degli Stati Uniti prevedono d’investire in questo ambito la quota più alta, pari al 40% del totale delle spese. Seguono le imprese cinesi, con un budget stimato pari al 23% e quindi le due corazzate europee, Germania e Francia, per cui si prevede rispettivamente un’incidenza sulla spesa in ricerca e sviluppo del 20 e del 19%.

La direzione, secondo Giuseppe La Commare, Managing Director Accenture Industrial and Travel Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia, è segnata rispetto a un presupposto ben preciso: “a livello globale – dice il manager - le imprese manifatturiere leader che investono nelle tecnologie digitali per sfruttare il vantaggio competitivo che ne deriva spendono, per la "connected industrial workforce", quasi il doppio rispetto alle aziende ritardatarie e continueranno ad alzare il livello nei prossimi cinque anni. E in queste ultime organizzazioni osservamo inoltre una mancanza di fiducia nell’implementazione delle tecnologie che può mettere a rischio la loro competitività”.

Eppure, almeno sulla carta, i ritorni degli investimenti sono sostanziali e misurabili. Secondo Accenture, infatti, la rivoluzione digitale permetterà un netto aumento della produttività grazie alle più avanzate tecnologie e più in dettaglio si stima che nel 2020 i vantaggi della "connected industrial workforce" per un’azienda automotive si tradurrà in un aumento della redditività per un’industria automobilistica quantificabile in un ricavo annuo di 50 miliardi di euro, con 500 milioni di euro di profittabilità aggiuntiva.

​Ma come si possono sfruttare pienamente i vantaggi della connected industrial workforce? Sei, secondo gli analisti, le azioni chiave: si va dal considerare tutti i possibili suoi vantaggi al definire i vantaggi specifici applicabili alla propria azienda, dall’identificare e affrontare i fattori che frenano il cambiamento al decidere di investire e destinare una parte importante dei ricavi alla ricerca e sviluppo, dal definire il percorso da compiere e il team che lo guiderà all’identificare le nuove professionalità necessarie.

 


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