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Le PMI italiane sono più sicure. Perché sono poco digitali

Le innovazioni danno origine a nuove priorità, ma troppo spesso corrono più veloci di chi deve adeguarsi. È un po' questo quello che sta succedendo al settore industriale, investito dalla trasformazione digitale ma ancora non pronto alle minacce informatiche che ogni giorno provano a contaminarlo.

Parlare di cyber security a livello industriale è una tematica quanto mai attuale e di prospettiva. Siamo davanti a una rivoluzione digitale che ci porterà all'Industria 4.0, all'Internet of Things, alla domotica. La produzione industriale sarà sempre più connessa, e questo non farà altro che innalzare il rischio.
 
Il digitale sta ridisegnando il modo di lavorare nelle imprese, a cominciare dai processi produttivi, dalla cultura organizzativa e dai tempi e gli spazi di comunicazione. Si tratta di una rivoluzione che se da un lato ha favorito le relazioni tra persone, aziende e istituzioni per finalità sociali, economiche e finanziarie, dall'altra ha creato nuovi spazi per attività criminali.

In tale contesto globale, il quadro italiano ha risvolti pressoché unici. La scarsa digitalizzazione delle nostre Pmi, da una parte ci assegna un'etichetta di arretratezza rispetto ad altri paesi d'Europa, dall'altra le tiene al riparo da attacchi informatici che altrove sono già concreti. Oggi siamo davanti a una sottostima pesante del problema, ma c'è un dato che ci tiene ancora al riparo: la nostra arretratezza dal punto di vista digitale è un male per la produttività, ma paradossalmente è un bene in fatto attacchi informatici.

La digital trasformation, tuttavia, è dietro l'angolo. Per questo è doveroso attrezzarsi.

Non è solo una questione tecnologica. In Italia abbiamo menti eccellenti e ottime scuole. Il discorso, però, deve partire dalla formazione e dalla cultura. Oggi non c'è la reale percezione del problema. Esistono truffe a industrie da milioni di euro perpetrate attraverso attacchi informatici. Ci sono ransomware in grado di bloccare i sistemi informatici di un'azienda e chiedere riscatti costosissimi per lo sblocco. Eppure se ne parla pochissimo. È necessario aumentare la consapevolezza e realizzare una politica efficace di cyber security significa aiutare le imprese a compiere quel processo di cambiamento culturale legato alla trasformazione digitale, tutelando gli asset strategici aziendali.

È una lotta importante e serve un connubio pubblico/privato per costruire strategie di difesa comuni. Oggi si pensa all'efficienza del prodotto e poco alla sicurezza del processo. Ma molto presto non basterà più.

E' comunque difficile dire quale sia esattamente lo stato del problema in Italia. Esistono statistiche più o meno interessanti, ma sono tutte sottostimate. Il comportamento dell'imprenditore attaccato è spesso indirizzato al silenzio. Le imprese tendono a non rendere pubblici gli attacchi ricevuti, così veniamo a conoscenza solo dei grandi casi (come quello di Sony qualche mese fa). Ma è possibile sostenere, con ragionevole sicurezza, che il problema è molto più grave di quello che appare.
 


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