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Paesi Musulmani e Certificazione Halal

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“Halal” è un termine arabo che significa “lecito” o tutto ciò che è permesso secondo l’Islam, il contrario di ciò che è “haram”, “proibito”.

La certificazione “Halal” serve ad attestare che i prodotti delle filiere agroalimentari, dei cosmetici, dei prodotti chimici e farmaceutici, dei prodotti per la cura del corpo e della salute, del settore finanziario e assicurativo, i processi industriali, di trasformazione, compreso la certificazione del packaging, siano conformi alle norme etiche ed igienico sanitarie, della legge e della dottrina dell’Islam, quindi commercializzabili in tutti i Paesi di religione islamica.

Si tratta nella pratica di una vera e propria certificazione di qualità, di filiera e di prodotto.

La certificazione Halal la rilasciano appositi organismi, e in Italia ce ne sono più di uno accreditati.

Ma avere il bollino Halal non è immediato. Costa tempo e impegno. Bisogna implementare linee di produzione dedicate e processi di sanificazione per evitare che due tipi di prodotti diversi vengano in contatto fra di loro.

Nel campo delle preparazioni alimentari, occorre studiare ricette consone ai dogmi della produzione e preparazione Halal, mentre tra i controlli sulla conformità di produzione si deve introdurre la verifica del DNA del prodotto, che deve essere esclusivamente di bovino.

Secondo uno studio commissionato dal governo di Dubai a ThomsonReuters, il giro d’affari mondiale derivante da cibi, bevande, cosmetici e turismo Halal cresce a un ritmo del 10,8% all’anno e nel 2019 raggiungerà quota 3.700 miliardi di dollari, di cui almeno 2.600 attribuibili al comparto alimentare. I principali Paesi consumatori di prodotti Halal sono, nell’ordine, Indonesia, Turchia, Pakistan e Iran.

Per puntare su questi mercati, la certificazione è fondamentale, ma non basta.

In primo luogo, serve identificare con precisione il Paese target e la fascia di consumatori islamici a cui si vuole vendere un determinato prodotto. Perché i mercati arabi non sono tutti uguali, tuttaltro: gli Emirati, per esempio, sono più che altro composti da una comunità internazionale che non necessariamente fa riferimento ai dettami Halal. Altre nazioni invece hanno un'interpretazione molto più integralista.

E non bisogna sbagliare la comunicazione, per esempio stampando sul packaging immagini non conformi ai dettami della Sharia: come ad esempio usando foto di cani, che l’Islam considera alla stregua dei maiali.

Nel nostro Paese c’è un mercato potenziale fatto di due milioni di persone il cui potere d’acquisto è in costante crescita. Con i tempi di stagnazione dei consumi che corrono, perché la grande distribuzione nazionale non si attiva per raggiungere questo pubblico?