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Opportunità competitiva in Iran a seguito delle sanzioni U.S.A.

Le opportunità nel business arrivano a volte quando meno ce le aspettiamo. L'importante è saperle rconoscere.

sanzioni USA Iran

Le opportunità nel business non nascono sempre dalla nostra abilità negli affari, dalla struttura di cui disponiamo, e in generale da fattori che dipendono o possono dipendere da noi.

Altrettanto importanti sono infatti i "fattori esterni" o, per meglio dire, le "variabili esogene" che spesso non sono facilmente prevedibili.

Accade dunque ora che, grazie agli eccellenti rapporti instauratisi tra il Governo italiano e quello americano, l'Italia abbia una straordinaria opportunità competitiva derivante dal fatto che il ripristino delle sanzioni statunitensi colpiranno TUTTI i Paesi del mondo che continueranno a fare affari con l'Iran, ad eccezione di otto di essi.

Il recente incontro a Washington tra Trump e il nostro premier Conte è stato così sintetizzato, in data 31 luglio, da una testata, quella di Wired, che non ha alcuna ragione politica di schierarsi pro o contro: elogi e complimenti del padrone di casa, che ha trovato nell’Italia il miglior partner del Mediterraneo. Un’alleanza con ricadute strategiche anche per la NATO, la cui spesa va ridimensionata e resa proporzionale, e l'immigrazione, che vede l'appoggio totale del presidente statunitense, mentre in cambio il governo italiano sembra (fatto poi pienamente confermato) avere preso una posizione definitiva sulla Tap e concesso un aumento dell’export americano verso lo Stivale.

Analogamente, noi non commentiamo il risvolto politico derivante da tale consolidamento del rapporto, e ci limitiamo a sottolineare l'opportunità che oggi indirettamente ne deriva per tutte le PMI e Grandi aziende italiane.

L'escalation delle tensioni USA-Iran degli ultimi mesi ha alfine condotto Trump a ripristinare in toto tutte le sanzioni storicamente applicate dagli Stati Uniti nei confronti dello stato medio-orientale, e a scagliarsi anche contro tutte le imprese straniere che continueranno a commerciare con loro, minacciando di inserirle nella propria black list.

Da tale rischio lista nera sono esentate solamente otto nazioni in tutto il mondo, alle cui imprese sarà consentito continuare a condurre i propri business in Iran senza ripercussioni negative sul fronte americano. Alcune di queste sono Turchia, India, Giappone, Sud Corea, Iraq, mentre non vi è conferma riguardo la Cina, che pure ne ha fatto richiesta essendo il più grande importatore di petrolio iraniano al mondo. Certamente, l'Italia sarà esente dalle sanzioni e le sue aziende non rischieranno di finire nella black list americana.

L'Iran, dal canto suo, è un Paese enorme, cordiale, pacifico, accogliente. Meraviglioso sotto molti aspetti. E' un terriorio di 1.700.000 kmq che conta oltre 80 milioni di abitanti, di cui due terzi ha meno di 35 anni ed un grado di istruzione molto alto. E' un paese giovane, dinamico, pieno di competenze professionali, che non chiede altro che poter crescere, in pace col resto del mondo. L'Alto rappresentante UE Federica Mogherini ha altresì esortato le aziende europee a proseguire nei loro affari con l'Iran.

Non sono parole di parte. Anche noi, come Wired non abbiamo motivo di schierarci a favore oppure contro: l'Iran è solo uno dei 51 Paesi nei quali attivamente lavoriamo. Ma, al tempo stesso, è uno di quelli su cui puntiamo maggiormente, come dimostrano i numerosi ed esclusivi progetti finanziati UNIDO (l'organismo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale) che stiamo conducendo in Iran. Sfogliando il nostro sito è facile imbattersi in notizie a riguardo, e sulle numerose missioni da noi svolte in tale Paese accompagnandovi tante aziende italiane che, negli anni, hanno deciso di puntare sull'ex-Persia come proprio partner commerciale. Basta chiedere a loro, ai nostri Clienti, quale sia la situazione reale che riscontrano in tale Paese, e quale il senso di tranquillità che traggono da ogni visita che compiono in Iran.

Le sanzioni che scatteranno da lunedì 5 novembre produrranno certamente il disimpegno di una parte di aziende straniere che stavano facendo ottimi affari in Iran: alcune hanno già annunciato il blocco degli investimenti nel Paese (quali la francese PSA, ovvero Citroen and Peugeot, detentrice di un terzo del mercato automobilistico domestico), altre addirittura la loro fuga dall'Iran (quali il conglomerato navale danese A.P. Moller-Maersk, per non essere danneggiato nelle sue attività in America).

Tutto ciò, ovviamente, libererà spazi di business importanti o farà sì che determinati settori restino ancora relativamente "disponibili" a ricevere imprese italiane. L'occasione è dunque assolutamente favorevole per consolidare ancora più la nostra posizione di primo partner commerciale dell'Iran in Europa, che già ha visto un aumento del 12,5% delle esportazioni verso tale Paese dal 2016 al 2017, con un controvalore di oltre 1,7 miliardi di euro. Di questi, circa 1 miliardo è costituito da meccanica strumentale, che rappresenta il 54% delle nostre vendite a Teheran, ma oltre venti anni di impegno diretto nel Paese ci consentono di dire che quasi qualsiasi comparto commerciale può riservarci un'ottima accoglienza, se sapremo approcciarlo con lo spirito di chi vuole cooperare, aiutare e insegnare, e non solo vendere e approfittare.

 

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In un locale pubblico di Teheran, in compagnia dei dirigenti di ATAMACO